Sospiro d’Anima (la storia di Rosa)

15 aprile ore 20.00
Teatro Comunale di Pergine Valsugana (Tn)
Festival Bellandi 

info e prenotazioni: https://fb.me/e/4QD5OPdqY

 

di e con Aida Talliente
musiche David Cej
luci Luigi Biondi
direzione tecnica Maurizio Tell
scene Massimo Staich

 

Un breve viaggio dedicato a Rosa Cantoni, Rosina per chi l’ha amata o “Giulia” per chi l’ha conosciuta come protagonista della Resistenza friulana. Nato dopo un lungo e intenso periodo di incontri con Rosina, lo spettacolo è un attraversamento lento e discreto dei suoi ricordi, delle sue vecchie fotografie e delle sue poesie. È il racconto prezioso di una vita straordinaria, vissuta con forza, coraggio e soprattutto amore; amore per la vita, per il mondo, per le future generazioni a cui Rosina sempre ha parlato. Così desidero ricordarla. Così desidero tenerla viva e più presente che mai nella mia storia e nella storia dei nostri giorni, purtroppo destinati a perdere tutte quelle voci che in passato hanno tanto lottato per cambiare il mondo.

 

primo premio Voci di Fonte 2010 Parma
menzione Premio Fersen per la drammaturgia 2010
premio speciale Museo Cervi 2011 Reggio Emilia
premio A. Landieri come miglio spettacolo 2011 Napoli
Premio Fringe festival 2011 Napoli

Marcho l’ultima bandiera

dal 3 al 22 aprile nei cinema del FVG

(questa settimana in proiezione al Cinema Visionario di Udine)

5 aprile ore 14.30 e ore 19.55

6 aprile ore 19.10

7 / 8 aprile ore 14.30 e ore 19.55

 

regia Marco Fabbro
con Paolo Mutti, Aida Talliente, Gabriele Benedetti, Lorenzo Acquaviva, Paolo Fagiolo, Fabiano Fantini, Maurizio Zacchigna, Klaus Martini, Andrea Zuccolo, Riccardo Apostolico, Andrea Braida, Giuseppe De Francesco, Antonio Scarpa, Alessandro Mistichelli
 storici Franco Cardini, Gianfranco Ellero, Flavia Maria De Vitt, Alberto Travain
sceneggiatura Marco Fabbro, Enrico Maso
direttore della fotografia Claudio Cescutti
colonna sonora Vincenzo Di Francesco
montaggio Marco Fabbro
scene Alex Nazzi
costumi Roberta Blarasin
trucco Elisa La Vigna, Samia Laoumri, Roberto Monopoli, Jessica Monte, Jessica Murgolo
suono Massimiliano Borghesi

produzione Arlef e Artevideo

Il film documentario ricostruisce le vicende del nobile Marcho, signore di Moruzzo, l’ultimo alfiere del Patriarcato di Aquileia che si oppone alla Repubblica di Venezia. La storia si snoda tra il 1335 quando il patriarca Bertrando consegna il vessillo del Patriarcato a Federico, nonno di Marcho e il 1421 quando il doge di Venezia fa assediare il castello di Moruzzo, e in poco tempo sconfigge gli assediati e fa arrestare Marcho. Prima di essere catturato Marcho riesce a far fuggire il figlio Pileo che porta con sé il vessilo del Patriarcato. Di lui non si saprà più nulla e il vessillo non sarà mai ritrovato. Sullo sfondo del reactement dei fatti del passato un uomo in abiti moderni osserva gli avvenimenti e ne ricostruisce il contesto storico.

Marcho l’ultima bandiera

dal 3 al 22 aprile nei cinema del FVG

(questa settimana in proiezione al Cinema Visionario di Udine)

5 aprile ore 14.30 e ore 19.55

6 aprile ore 19.10

7 / 8 aprile ore 14.30 e ore 19.55

 

regia Marco Fabbro
con Paolo Mutti, Aida Talliente, Gabriele Benedetti, Lorenzo Acquaviva, Paolo Fagiolo, Fabiano Fantini, Maurizio Zacchigna, Klaus Martini, Andrea Zuccolo, Riccardo Apostolico, Andrea Braida, Giuseppe De Francesco, Antonio Scarpa, Alessandro Mistichelli
 storici Franco Cardini, Gianfranco Ellero, Flavia Maria De Vitt, Alberto Travain
sceneggiatura Marco Fabbro, Enrico Maso
direttore della fotografia Claudio Cescutti
colonna sonora Vincenzo Di Francesco
montaggio Marco Fabbro
scene Alex Nazzi
costumi Roberta Blarasin
trucco Elisa La Vigna, Samia Laoumri, Roberto Monopoli, Jessica Monte, Jessica Murgolo
suono Massimiliano Borghesi

produzione Arlef e Artevideo

Il film documentario ricostruisce le vicende del nobile Marcho, signore di Moruzzo, l’ultimo alfiere del Patriarcato di Aquileia che si oppone alla Repubblica di Venezia. La storia si snoda tra il 1335 quando il patriarca Bertrando consegna il vessillo del Patriarcato a Federico, nonno di Marcho e il 1421 quando il doge di Venezia fa assediare il castello di Moruzzo, e in poco tempo sconfigge gli assediati e fa arrestare Marcho. Prima di essere catturato Marcho riesce a far fuggire il figlio Pileo che porta con sé il vessilo del Patriarcato. Di lui non si saprà più nulla e il vessillo non sarà mai ritrovato. Sullo sfondo del reactement dei fatti del passato un uomo in abiti moderni osserva gli avvenimenti e ne ricostruisce il contesto storico.

Marcho l’ultima bandiera

dal 3 al 22 aprile nei cinema del FVG

(questa settimana in proiezione al Cinema Visionario di Udine)

5 aprile ore 14.30 e ore 19.55

6 aprile ore 19.10

7 / 8 aprile ore 14.30 e ore 19.55

 

regia Marco Fabbro
con Paolo Mutti, Aida Talliente, Gabriele Benedetti, Lorenzo Acquaviva, Paolo Fagiolo, Fabiano Fantini, Maurizio Zacchigna, Klaus Martini, Andrea Zuccolo, Riccardo Apostolico, Andrea Braida, Giuseppe De Francesco, Antonio Scarpa, Alessandro Mistichelli
 storici Franco Cardini, Gianfranco Ellero, Flavia Maria De Vitt, Alberto Travain
sceneggiatura Marco Fabbro, Enrico Maso
direttore della fotografia Claudio Cescutti
colonna sonora Vincenzo Di Francesco
montaggio Marco Fabbro
scene Alex Nazzi
costumi Roberta Blarasin
trucco Elisa La Vigna, Samia Laoumri, Roberto Monopoli, Jessica Monte, Jessica Murgolo
suono Massimiliano Borghesi

produzione Arlef e Artevideo

Il film documentario ricostruisce le vicende del nobile Marcho, signore di Moruzzo, l’ultimo alfiere del Patriarcato di Aquileia che si oppone alla Repubblica di Venezia. La storia si snoda tra il 1335 quando il patriarca Bertrando consegna il vessillo del Patriarcato a Federico, nonno di Marcho e il 1421 quando il doge di Venezia fa assediare il castello di Moruzzo, e in poco tempo sconfigge gli assediati e fa arrestare Marcho. Prima di essere catturato Marcho riesce a far fuggire il figlio Pileo che porta con sé il vessilo del Patriarcato. Di lui non si saprà più nulla e il vessillo non sarà mai ritrovato. Sullo sfondo del reactement dei fatti del passato un uomo in abiti moderni osserva gli avvenimenti e ne ricostruisce il contesto storico.

Genesi

domenica 6 aprile ore 9.30 su Rai 3 FVG

composizione Renato Miani
testi Angelo Floramo
racconto  Aida Talliente
voce Elsa Martìn
Coro polifonico di Ruda
direzione Fabiana Noro
 

 Nel VI secolo, l’invasione degli Avari sconvolse il Friuli. Romilda, moglie del duca Gisulfo II, si trovò al centro di un dramma personale e collettivo. Abbandonata dal re Agilulfo e testimone della caduta del suo popolo, Romilda divenne simbolo di resistenza e dignità di fronte alla violenza e alla barbarie.

Marcho l’ultima bandiera

dal 3 al 22 aprile nei cinema del FVG

(questa settimana in proiezione al Cinema Visionario di Udine)

5 aprile ore 14.30 e ore 19.55

6 aprile ore 19.10

7 / 8 aprile ore 14.30 e ore 19.55

 

regia Marco Fabbro
con Paolo Mutti, Aida Talliente, Gabriele Benedetti, Lorenzo Acquaviva, Paolo Fagiolo, Fabiano Fantini, Maurizio Zacchigna, Klaus Martini, Andrea Zuccolo, Riccardo Apostolico, Andrea Braida, Giuseppe De Francesco, Antonio Scarpa, Alessandro Mistichelli
 storici Franco Cardini, Gianfranco Ellero, Flavia Maria De Vitt, Alberto Travain
sceneggiatura Marco Fabbro, Enrico Maso
direttore della fotografia Claudio Cescutti
colonna sonora Vincenzo Di Francesco
montaggio Marco Fabbro
scene Alex Nazzi
costumi Roberta Blarasin
trucco Elisa La Vigna, Samia Laoumri, Roberto Monopoli, Jessica Monte, Jessica Murgolo
suono Massimiliano Borghesi

produzione Arlef e Artevideo

Il film documentario ricostruisce le vicende del nobile Marcho, signore di Moruzzo, l’ultimo alfiere del Patriarcato di Aquileia che si oppone alla Repubblica di Venezia. La storia si snoda tra il 1335 quando il patriarca Bertrando consegna il vessillo del Patriarcato a Federico, nonno di Marcho e il 1421 quando il doge di Venezia fa assediare il castello di Moruzzo, e in poco tempo sconfigge gli assediati e fa arrestare Marcho. Prima di essere catturato Marcho riesce a far fuggire il figlio Pileo che porta con sé il vessilo del Patriarcato. Di lui non si saprà più nulla e il vessillo non sarà mai ritrovato. Sullo sfondo del reactement dei fatti del passato un uomo in abiti moderni osserva gli avvenimenti e ne ricostruisce il contesto storico.

Sognare insieme ai limiti del bosco

L(puntozero)S | DIMMI – le donne raccontano:

Sognare insieme ai limiti del bosco

Cerchio narrativo/esperienziale per creare nuove connessioni, attivare relazioni, nutrirci di sogni e immagini da condividere con le comunità che torneremo ad abitare

domenica 23 marzo ore 10:00-13:00

Comunità nove, parco Sant’Osvaldo

Per organizzare al meglio il brunch si prega di prenotare scrivendo un messaggio Whatsapp al numero 3921335188

THE RERUM NATURA – there is no Planet B-

dal 6 al 16 marzo
Teatro San Ferdinando, Napoli

06/03/2025 ore 21:00
07/03/2025 ore 21:00
08/03/2025 ore 19:00
09/03/2025 ore 18:00
11/03/2025 ore 21:00
12/03/2025 ore 17:00
13/03/2025 ore 19:00
14/03/2025 ore 21:00
15/03/2025 ore 19:00
16/03/2025 ore 18:00

info e prenotazioni: DE RERUM NATURA [There is no planet B] – Teatro di Napoli

 

liberamente ispirato al De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro
ideazione, adattamento e regia Davide Iodice
drammaturgia Fabio Pisano

con (in o.a) Aida Talliente (La Natura/Prima Donna di Lesbo/Mamma Orsa), Ilaria Scarano (Seconda donna di Lesbo/Emilia), Carolina Cametti(Terza donna di Lesbo/La donna sull’albero), MariaTeresa Battista (Venere), Greta Domenica Esposito (Ragazza), Sergio Del Prete (Ministro/Pacific Lumber), Wael Habib (Bracciante/altre figure), Giovanni Trono (Padrone/altre figure), Marco Palumbo (Striato, altre figure), Emilio Vacca (Protele, altre figure)

e con la partecipazione straordinaria di ORCHESTRÌA Marco Fuccio, Giancarla Oliva, Chiara Alina Di Sarno, Giuseppina Oliva, Tommaso Renzuto Iodice, Simone Rijavec, Laura Errico, Alessandro La Rocca, Paola Gargiulo, Antonella Esposito, Massimo Renzetti, Guglielmo Gargarella, Dmitry Medici, Nicolas Sacrez, Lucrezia Pirani, Melina Russo, Giulio Sica, Francesco Cicatiello, Alina Shost, Giulia Caporrino, Daniele Rensi, Ilaria Giorgi, Giulia Albero, Giorgio Albero
[progetto speciale di musica inclusiva dell’associazione FORGAT ODV all’interno della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare per le arti della scena, a cura di Francesco Paolo Manna, Antonio Fraioli, Eleonora Ricciardi]

scene maschere e pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
luci Loic Francois Hamelin
musiche originali Lino Cannavacciuolo
assistente alla regia Carlotta Campobasso
scenografo collaboratore Marco Di Napoli
assistente costumista Ilaria Carannante

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

questo spettacolo è dedicato alla memoria della Dott.ssa Annamaria Ciarallo, botanica.

«Non volete ascoltare quello che chiede la natura e con il suo grido imperioso?»
De rerum natura – traduzione Milo De Angelis
«There is no planet B, and there is no planet Bla. Bla, bla, bla, bla, bla, bla!»
Greta Thunberg – discorso all’Onu
Quello del De rerum è un tema coltivato già dai tempi dell’Accademia, tra i materiali che il mio maestro Andrea Camilleri mi suggeriva ad ispirazione. E in effetti prima che il teatro decidesse al posto mio, avevo immaginato un futuro o, meglio, una fuga dalla mia realtà di marginalità periferica, come etologo, o naturalista, in qualche landa estrema.
Ritorna ora come oggettivazione di un sentimento del presente che si è caricato in questi anni pandemici di un terrore di vuoto, di un senso di apocalisse e di rivincita di quella Natura a cui ormai non apparteniamo più e che ci rigetta per mezzo di un pipistrello o (anche mentre scrivo) di fiumi di fango.
I temi del De rerum precipitano fragorosamente in questo tempo e la voce di Lucrezio mi pare sovrapporsi ora a quella di una ragazzina svedese, diagnosticata come Asperger, e inverarsi nella sua sensibilità dolorosa. La vicenda di Greta, la sua emblematicità, non poteva non intersecare la mia storia personale e la mia progettualità pedagogica che da anni privilegia la disabilità intellettiva indagandone le possibilità. L’immagine portante consegnata a Fabio Pisano per il suo ordito di parole è stata dunque quella del celebre discorso pronunciato all’Onu da Greta Thunberg sull’emergenza climatica. A Greta hanno fatto seguito altre figure nelle cui vicende ho sentito riverberare i temi e le invettive del poeta latino: la giovane attivista italiana che con la sua sincera naïvté e il suo sincero terrore del futuro manda in lacrime i discorsi di un ministro dello Stato; Julia “butterfly” Hill e la sua resistenza anticapitalistica al cinismo distruttivo delle majors, sospesa tra i rami di una sequoia; le anziane e accudenti donne dell’isola di Lesbo e la loro pietas per dei figli di altre madri, di altri paesi; i minatori d’oro africani e i braccianti delle nostre terre infette che “sudano sangue” sfruttati dagli speculatori e muoiono insieme a quelle terre. Sin da subito in questo materiale così eterogeneo, ha fatto capolino un daemon, uno spirito guida, il correlativo simbolico di questo sentimento di perdita, credo, di natura ferita e in dissolvimento, ha fatto capolino un orso polare, uno di quegli orsi polari che alla fine di questo secolo secondo le stime non esisteranno più.
Questo lavoro è dedicato alla memoria di una studiosa, un’importante botanica, una persona a me molto cara, strettamente legata a questo luogo, che mi ha insegnato ad amare e per cui ho immaginato sin da subito il progetto.
Ma anche, idealmente, con molte scuse e molta ammirazione, alle ragazze e ai ragazzi che animano i tanti movimenti di impegno ecologico, sociale, civico, nei territori più diversi.
Al loro grido appassionato e “imperioso”, contro le incoerenze e le ingiustizie, alle loro battaglie per il proprio futuro, con la certezza, non poco vacillante in questi tempi di guerra, che «I movimenti della distruzione non possono prevalere per sempre, non possono seppellire in eterno la vita»

THE RERUM NATURA – there is no Planet B-

dal 6 al 16 marzo
Teatro San Ferdinando, Napoli

06/03/2025 ore 21:00
07/03/2025 ore 21:00
08/03/2025 ore 19:00
09/03/2025 ore 18:00
11/03/2025 ore 21:00
12/03/2025 ore 17:00
13/03/2025 ore 19:00
14/03/2025 ore 21:00
15/03/2025 ore 19:00
16/03/2025 ore 18:00

info e prenotazioni: DE RERUM NATURA [There is no planet B] – Teatro di Napoli

 

liberamente ispirato al De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro
ideazione, adattamento e regia Davide Iodice
drammaturgia Fabio Pisano

con (in o.a) Aida Talliente (La Natura/Prima Donna di Lesbo/Mamma Orsa), Ilaria Scarano (Seconda donna di Lesbo/Emilia), Carolina Cametti(Terza donna di Lesbo/La donna sull’albero), MariaTeresa Battista (Venere), Greta Domenica Esposito (Ragazza), Sergio Del Prete (Ministro/Pacific Lumber), Wael Habib (Bracciante/altre figure), Giovanni Trono (Padrone/altre figure), Marco Palumbo (Striato, altre figure), Emilio Vacca (Protele, altre figure)

e con la partecipazione straordinaria di ORCHESTRÌA Marco Fuccio, Giancarla Oliva, Chiara Alina Di Sarno, Giuseppina Oliva, Tommaso Renzuto Iodice, Simone Rijavec, Laura Errico, Alessandro La Rocca, Paola Gargiulo, Antonella Esposito, Massimo Renzetti, Guglielmo Gargarella, Dmitry Medici, Nicolas Sacrez, Lucrezia Pirani, Melina Russo, Giulio Sica, Francesco Cicatiello, Alina Shost, Giulia Caporrino, Daniele Rensi, Ilaria Giorgi, Giulia Albero, Giorgio Albero
[progetto speciale di musica inclusiva dell’associazione FORGAT ODV all’interno della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare per le arti della scena, a cura di Francesco Paolo Manna, Antonio Fraioli, Eleonora Ricciardi]

scene maschere e pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
luci Loic Francois Hamelin
musiche originali Lino Cannavacciuolo
assistente alla regia Carlotta Campobasso
scenografo collaboratore Marco Di Napoli
assistente costumista Ilaria Carannante

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

questo spettacolo è dedicato alla memoria della Dott.ssa Annamaria Ciarallo, botanica.

«Non volete ascoltare quello che chiede la natura e con il suo grido imperioso?»
De rerum natura – traduzione Milo De Angelis
«There is no planet B, and there is no planet Bla. Bla, bla, bla, bla, bla, bla!»
Greta Thunberg – discorso all’Onu
Quello del De rerum è un tema coltivato già dai tempi dell’Accademia, tra i materiali che il mio maestro Andrea Camilleri mi suggeriva ad ispirazione. E in effetti prima che il teatro decidesse al posto mio, avevo immaginato un futuro o, meglio, una fuga dalla mia realtà di marginalità periferica, come etologo, o naturalista, in qualche landa estrema.
Ritorna ora come oggettivazione di un sentimento del presente che si è caricato in questi anni pandemici di un terrore di vuoto, di un senso di apocalisse e di rivincita di quella Natura a cui ormai non apparteniamo più e che ci rigetta per mezzo di un pipistrello o (anche mentre scrivo) di fiumi di fango.
I temi del De rerum precipitano fragorosamente in questo tempo e la voce di Lucrezio mi pare sovrapporsi ora a quella di una ragazzina svedese, diagnosticata come Asperger, e inverarsi nella sua sensibilità dolorosa. La vicenda di Greta, la sua emblematicità, non poteva non intersecare la mia storia personale e la mia progettualità pedagogica che da anni privilegia la disabilità intellettiva indagandone le possibilità. L’immagine portante consegnata a Fabio Pisano per il suo ordito di parole è stata dunque quella del celebre discorso pronunciato all’Onu da Greta Thunberg sull’emergenza climatica. A Greta hanno fatto seguito altre figure nelle cui vicende ho sentito riverberare i temi e le invettive del poeta latino: la giovane attivista italiana che con la sua sincera naïvté e il suo sincero terrore del futuro manda in lacrime i discorsi di un ministro dello Stato; Julia “butterfly” Hill e la sua resistenza anticapitalistica al cinismo distruttivo delle majors, sospesa tra i rami di una sequoia; le anziane e accudenti donne dell’isola di Lesbo e la loro pietas per dei figli di altre madri, di altri paesi; i minatori d’oro africani e i braccianti delle nostre terre infette che “sudano sangue” sfruttati dagli speculatori e muoiono insieme a quelle terre. Sin da subito in questo materiale così eterogeneo, ha fatto capolino un daemon, uno spirito guida, il correlativo simbolico di questo sentimento di perdita, credo, di natura ferita e in dissolvimento, ha fatto capolino un orso polare, uno di quegli orsi polari che alla fine di questo secolo secondo le stime non esisteranno più.
Questo lavoro è dedicato alla memoria di una studiosa, un’importante botanica, una persona a me molto cara, strettamente legata a questo luogo, che mi ha insegnato ad amare e per cui ho immaginato sin da subito il progetto.
Ma anche, idealmente, con molte scuse e molta ammirazione, alle ragazze e ai ragazzi che animano i tanti movimenti di impegno ecologico, sociale, civico, nei territori più diversi.
Al loro grido appassionato e “imperioso”, contro le incoerenze e le ingiustizie, alle loro battaglie per il proprio futuro, con la certezza, non poco vacillante in questi tempi di guerra, che «I movimenti della distruzione non possono prevalere per sempre, non possono seppellire in eterno la vita»

THE RERUM NATURA – there is no Planet B-

dal 6 al 16 marzo
Teatro San Ferdinando, Napoli

06/03/2025 ore 21:00
07/03/2025 ore 21:00
08/03/2025 ore 19:00
09/03/2025 ore 18:00
11/03/2025 ore 21:00
12/03/2025 ore 17:00
13/03/2025 ore 19:00
14/03/2025 ore 21:00
15/03/2025 ore 19:00
16/03/2025 ore 18:00

info e prenotazioni: DE RERUM NATURA [There is no planet B] – Teatro di Napoli

 

liberamente ispirato al De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro
ideazione, adattamento e regia Davide Iodice
drammaturgia Fabio Pisano

con (in o.a) Aida Talliente (La Natura/Prima Donna di Lesbo/Mamma Orsa), Ilaria Scarano (Seconda donna di Lesbo/Emilia), Carolina Cametti(Terza donna di Lesbo/La donna sull’albero), MariaTeresa Battista (Venere), Greta Domenica Esposito (Ragazza), Sergio Del Prete (Ministro/Pacific Lumber), Wael Habib (Bracciante/altre figure), Giovanni Trono (Padrone/altre figure), Marco Palumbo (Striato, altre figure), Emilio Vacca (Protele, altre figure)

e con la partecipazione straordinaria di ORCHESTRÌA Marco Fuccio, Giancarla Oliva, Chiara Alina Di Sarno, Giuseppina Oliva, Tommaso Renzuto Iodice, Simone Rijavec, Laura Errico, Alessandro La Rocca, Paola Gargiulo, Antonella Esposito, Massimo Renzetti, Guglielmo Gargarella, Dmitry Medici, Nicolas Sacrez, Lucrezia Pirani, Melina Russo, Giulio Sica, Francesco Cicatiello, Alina Shost, Giulia Caporrino, Daniele Rensi, Ilaria Giorgi, Giulia Albero, Giorgio Albero
[progetto speciale di musica inclusiva dell’associazione FORGAT ODV all’interno della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare per le arti della scena, a cura di Francesco Paolo Manna, Antonio Fraioli, Eleonora Ricciardi]

scene maschere e pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
luci Loic Francois Hamelin
musiche originali Lino Cannavacciuolo
assistente alla regia Carlotta Campobasso
scenografo collaboratore Marco Di Napoli
assistente costumista Ilaria Carannante

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

questo spettacolo è dedicato alla memoria della Dott.ssa Annamaria Ciarallo, botanica.

«Non volete ascoltare quello che chiede la natura e con il suo grido imperioso?»
De rerum natura – traduzione Milo De Angelis
«There is no planet B, and there is no planet Bla. Bla, bla, bla, bla, bla, bla!»
Greta Thunberg – discorso all’Onu
Quello del De rerum è un tema coltivato già dai tempi dell’Accademia, tra i materiali che il mio maestro Andrea Camilleri mi suggeriva ad ispirazione. E in effetti prima che il teatro decidesse al posto mio, avevo immaginato un futuro o, meglio, una fuga dalla mia realtà di marginalità periferica, come etologo, o naturalista, in qualche landa estrema.
Ritorna ora come oggettivazione di un sentimento del presente che si è caricato in questi anni pandemici di un terrore di vuoto, di un senso di apocalisse e di rivincita di quella Natura a cui ormai non apparteniamo più e che ci rigetta per mezzo di un pipistrello o (anche mentre scrivo) di fiumi di fango.
I temi del De rerum precipitano fragorosamente in questo tempo e la voce di Lucrezio mi pare sovrapporsi ora a quella di una ragazzina svedese, diagnosticata come Asperger, e inverarsi nella sua sensibilità dolorosa. La vicenda di Greta, la sua emblematicità, non poteva non intersecare la mia storia personale e la mia progettualità pedagogica che da anni privilegia la disabilità intellettiva indagandone le possibilità. L’immagine portante consegnata a Fabio Pisano per il suo ordito di parole è stata dunque quella del celebre discorso pronunciato all’Onu da Greta Thunberg sull’emergenza climatica. A Greta hanno fatto seguito altre figure nelle cui vicende ho sentito riverberare i temi e le invettive del poeta latino: la giovane attivista italiana che con la sua sincera naïvté e il suo sincero terrore del futuro manda in lacrime i discorsi di un ministro dello Stato; Julia “butterfly” Hill e la sua resistenza anticapitalistica al cinismo distruttivo delle majors, sospesa tra i rami di una sequoia; le anziane e accudenti donne dell’isola di Lesbo e la loro pietas per dei figli di altre madri, di altri paesi; i minatori d’oro africani e i braccianti delle nostre terre infette che “sudano sangue” sfruttati dagli speculatori e muoiono insieme a quelle terre. Sin da subito in questo materiale così eterogeneo, ha fatto capolino un daemon, uno spirito guida, il correlativo simbolico di questo sentimento di perdita, credo, di natura ferita e in dissolvimento, ha fatto capolino un orso polare, uno di quegli orsi polari che alla fine di questo secolo secondo le stime non esisteranno più.
Questo lavoro è dedicato alla memoria di una studiosa, un’importante botanica, una persona a me molto cara, strettamente legata a questo luogo, che mi ha insegnato ad amare e per cui ho immaginato sin da subito il progetto.
Ma anche, idealmente, con molte scuse e molta ammirazione, alle ragazze e ai ragazzi che animano i tanti movimenti di impegno ecologico, sociale, civico, nei territori più diversi.
Al loro grido appassionato e “imperioso”, contro le incoerenze e le ingiustizie, alle loro battaglie per il proprio futuro, con la certezza, non poco vacillante in questi tempi di guerra, che «I movimenti della distruzione non possono prevalere per sempre, non possono seppellire in eterno la vita»

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