Le strade incrociate

 

Nuovi materiali. Dalla Santa Giovanna dei Macelli alle storie raccolte nei luoghi di confine. Da muro a muro. Dalle invocazioni a Dio alle parole dette davanti alle folle. Crollare ginocchioni a terra per poi tornare ritti come frecce che puntano al cielo o pistole che puntano su qualcuno. E frasi come: ” vengo dalla terra della furia, tengo il cuore nell’incavo della mia mano e mi basta così, e ancora, uomini di poca fede voi state cosi in basso perché non sapete mirare in alto…”. E corone di filo spinato, diari, parole straniere, musiche nuove. Essere continuamente circondati ma contemporaneamente soli. Soli…in modo inesorabile per trovare la nuova tappa. A volte si cercano più cose insieme in direzioni diverse. Una strada nutre l’altra. Gli elementi si compongono, si uniscono, si integrano senza però ripetersi. Alcune cose rimangono, altre vengono messe da parte al sicuro. Affascinante e commovente, e’ quando, nel comporre e unire gli elementi, ritrovi poesia. E solo dove c’è poesia val la pena di andare. Del resto, davvero, possiamo farne a meno.

 

 

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destinazioni

Andare per poi tornare. Capire che il senso del viaggio è il ritorno. Cosa si raccoglie, cosa si riporta e ciò che poi si semina. Vado ora a bussare alle porte di una città nuova: Belgrado. Busso come sempre, come quei personaggi strani che vanno cercando chissà quale incontro e che capitano così da un momento all’altro sulle soglie di case sconosciute. So che le porte si apriranno perché ogni volta parto con ciò che c’è…braccia grandi e disarmate. Torno e vi racconterò…

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