Difendere l’allegria

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e i miserabili
dalle assenze transitorie
e le definitive
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e la malinconia
dagli ingenui e le canaglie
dalla retorica e gli arresti cardiaci
e dalle endemie e dalle accademie

difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicida
dalle vacanze e dall’oppressione
dall’obbligo di essere allegri

difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dalla rogna
dalla famosa patina del tempo
dalla trascuratezza e dall’opportunismo
dai ruffiani della risata

difendere l’allegria come un diritto
difenderla da dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle compassioni
dall’azzardo
e anche dall’allegria.

Mario Benedetti

 

difendere l'allegria come una bandiera

Le strade incrociate

 

Nuovi materiali. Dalla Santa Giovanna dei Macelli alle storie raccolte nei luoghi di confine. Da muro a muro. Dalle invocazioni a Dio alle parole dette davanti alle folle. Crollare ginocchioni a terra per poi tornare ritti come frecce che puntano al cielo o pistole che puntano su qualcuno. E frasi come: ” vengo dalla terra della furia, tengo il cuore nell’incavo della mia mano e mi basta così, e ancora, uomini di poca fede voi state cosi in basso perché non sapete mirare in alto…”. E corone di filo spinato, diari, parole straniere, musiche nuove. Essere continuamente circondati ma contemporaneamente soli. Soli…in modo inesorabile per trovare la nuova tappa. A volte si cercano più cose insieme in direzioni diverse. Una strada nutre l’altra. Gli elementi si compongono, si uniscono, si integrano senza però ripetersi. Alcune cose rimangono, altre vengono messe da parte al sicuro. Affascinante e commovente, e’ quando, nel comporre e unire gli elementi, ritrovi poesia. E solo dove c’è poesia val la pena di andare. Del resto, davvero, possiamo farne a meno.

 

 

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destinazioni

Andare per poi tornare. Capire che il senso del viaggio è il ritorno. Cosa si raccoglie, cosa si riporta e ciò che poi si semina. Vado ora a bussare alle porte di una città nuova: Belgrado. Busso come sempre, come quei personaggi strani che vanno cercando chissà quale incontro e che capitano così da un momento all’altro sulle soglie di case sconosciute. So che le porte si apriranno perché ogni volta parto con ciò che c’è…braccia grandi e disarmate. Torno e vi racconterò…

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