I Turcs tal Friùl

20/10/2026 20:45 - 22:00
Teatro Pasolini
Address: Cervignano
20 ottobre ore 20.45
Cervignano del Friuli (UD), Teatro Pasolini
21 ottobre ore 20.45
Casarsa della Delizia (PN), Teatro Pasolini
22 ottobre ore 20.45
Gemona del Friuli (UD), Teatro Sociale

La replica di Casarsa della Delizia è presentata fuori abbonamento. I biglietti per le date di Casarsa e Gemona sono disponibili su ertfvg.it. Per informazioni: biglietteria ERT, 0432 224246, biglietteria@ertfvg.it. Per la replica di Cervignano del Friuli, biglietti e informazioni sono disponibili su teatropasolini.it, al numero 0431 370216 o scrivendo a info@teatropasolini.it

 

Pier Paolo Pasolini
drammaturgia, regia, scene, suoni, luci e costumi Alessandro Serra
interpreti
Valerio Ameli, Aurora Cimino, Erika Cordisco, Salvo Drago, Diamara Ferrero, Noemi Grasso, Alessandro Maione, Chiara Michelini, Felice Montervino, Francesca Pica, Valerio Pietrovita, Mirko Soldano, Aida Talliente
e
voci e canti Bruno de Franceschi
assistente ai canti Noemi Grasso
movimenti di scena Chiara Michelini
collaborazione ai costumi Francesca Novati
direttori di scena e macchinisti Alberto Antonel e Luca Berettoni
tecnico del suono Alessandro Orrù
datore luci Francesco Peruzzi
produzione
la produzione è parte del progetto di Cinemazero I Turcs tal Friùl 1976-2026: 50 anni dopo il terremoto
a cura di Luca Giuliani e Roberto Calabretto
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia,
con Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine 
con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di Confindustria Udine e di Banca 360 FVGcon il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine
in collaborazione con Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, i Comuni di Casarsa della Delizia e Gemona del Friuli, Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV
si ringrazia per la collaborazione il Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume (HNK Ivana pl.Zajca u Rijeci)spettacolo in friulano con sovratitoli 
I Turcs è una tragedia.
Per scriverla il giovane Pasolini si rifà alla più antica opera teatrale dell’occidente: I Persiani di Eschilo.
La compone in una lingua appresa da adulto, ascoltando i contadini, vocabolario alla mano.
Non è un testo fonetico ma poetico e perciò, in qualche modo, musicale.
Ogni nuova messa in scena ha il dovere di inventare una sonorità che si emancipi da un consolatorio vernacolare.
Pasolini vive i suoi vent’anni in un paese di fascisti occupato da nazisti: cosa fare?
Attendere pregando in chiesa o agire tra i boschi in montagna?
Deciderà di restare mentre suo fratello, più piccolo, andrà partigiano e dagli altri partigiani verrà ucciso.
Nei Turcs Pauli rimane, mentre il fratello minore, Meni, va in contro alla morte:
tornerà cadavere in una scena perfettamente tragica.
C’è la polis nei Turcs: la sacralità del paese riunito attorno alla chiesetta, succedaneo dell’altare di Dioniso posto al centro dell’orchestra.
C’è l’orrore dell’invasore che distrugge, violenta e rende schiavi.
C’è la musica nei Turcs, sacra e cattolica, presente in tutta l’opera. Ma è dal suo interno che si sprigionerà il canto ottomano del coro dei turchi a cui Pasolini dedica i versi più lirici.
C’è la contrapposizione religiosa ma soprattutto musicale fra una cultura cattolica della rassegnazione e la sacrosanta bestemmia di un popolo capace, il giorno dopo il terremoto, di numerare le pietre e cominciare a ricostruire.

La stessa bestemmia intonata da Meni a cui nel finale farà eco Pauli che, di fronte al cadavere del fratello, con l’ultimo fiato del suo povero petto cristiano, bestemmierà la Madonna.
Sarà questa Bestemmia a generare il vento spaventoso che fermerà i Turchi.
Al prete non resterà che dire: Amen.
Alessandro Serra