racconti e musica Aida Talliente voce e musica Elsa Martìn video animation Giulia Spanghero
Non temo la morte. Temo il silenzio di fronte all’ingiustizia. Sono giovane e desidero vivere. Ma dico a tutti coloro che vorrebbero farmi del male, che sono pronta dove e quando vorrete colpirmi. Potrete recidere un fiore ma non potrete impedire alla primavera di arrivare.
Malalai Joya
Un mondo migliore è possibile grazie alle donne. A loro è dedicato questo percorso narrativo e musicale che si sviluppa attraverso storie provenienti da varie parti del mondo. Voci e grida di lotta, di impegno, di memoria, di pazienza, passione, cura e bellezza. Esperienze che si mischiano e vanno a comporre un tessuto sociale più umano e attento, fatto di solidarietà, incontri, scambi e collaborazioni; da quelle delle piantatrici di alberi nel deserto del Tatacoa in Sud America, alla storia di Malalai Joya deputata alla Camera bassa in Afghanistan, alle lettere dal carcere scritte da Nassrim Sotoudeh, l’avvocatessa iraniana che da sempre lotta per i diritti degli oppressi, alle parole di Liliana Segre che ci inchiodano davanti alla storia drammatica della Seconda Guerra Mondiale e all’Europa dei giorni nostri. E ancora: le voci dalle seminatrici in Ruanda, quelle delle straordinarie combattenti Kurde e quella di Joumana Haddad poetessa libanese. Donne che ricostruiscono il mondo con un lavoro incessante, con straordinaria determinazione e con orgogliosa tenacia nonostante le difficoltà. Parole, canto e sonorità evocative e visionarie, sono gli strumenti che disegnano paesaggi emotivi all’interno di questo viaggio denso di umanità che vuole essere un doveroso omaggio a tutte quelle donne che, giorno dopo giorno, con amore e forza continuano a lottare rendendo possibile ciò che, altrimenti, resterebbe solo illusione.
lettura Aida Talliente musiche Giorgio Pacorig testo testo Ivana Bodrožić
La storia ci riporta al 1991, quando in Jugoslavia iniziò la più tremenda guerra civile dopo il secondo conflitto mondiale in Europa. Uno scontro che ha cambiato l’assetto di un mondo: quello di molte terre balcaniche in cui, ancora oggi dopo 30 anni, nodi irrisolti continuano a creare tensioni politiche, dissapori e dolori in quei popoli che prima convivevano pacificamente. Siamo a Vukovar al tempo dell’assedio serbo. Dopo diversi combattimenti la città viene devastata. Migliaia sono le persone uccise, tutte quelle che avevano deciso di restare per difenderla dall’occupazione. Ivana è una bambina di 9 anni. Durante l’estate di quell’anno, poco dopo l’inizio del conflitto, i genitori decidono di mandare lei e suo fratello in vacanza al mare. Non vogliono che sappiano, che capiscano la gravità degli eventi. Ma in breve tempo la loro esistenza cambia. Alla fine dell’estate la madre li raggiunge e la loro vacanza diventa progressivamente un esilio. Non possono più tornare a casa, ormai la città è stata rasa al suolo. Non hanno più notizie del padre scomparso durante l’assedio dei serbi. Si ritrovano ad alloggiare all’Hotel Zagorje a Kumrovec, città di Tito, sede del Partito Comunista negli anni ‘70. Quel luogo diventa il rifugio per centinaia di sfollati, di esuli, un alloggio momentaneo, di passaggio. Dopo 7 anni Ivana e quel che resta della sua famiglia sono ancora lì. Attraverso i suoi occhi percorriamo la storia di un mondo che sta scomparendo e di una vita che viene completamente stravolta. La dolcezza, l’innocenza della ragazza, le sue speranze per il futuro s’intrecciano con il terribile dramma che segna la fine di un’epoca. Ma sono proprio quei giovani occhi e quello sguardo puro a rendere possibile un avvenire diverso.
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