Il Vangelo delle Beatitudini

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Il Vangelo

delle Beatitudini

2019

di e con \ Aida Talliente

disegno luci \ Luigi Biondi

assistente al suono \ Alessandro Barbina
video animation \ Cosimo Miorelli

assistente al video e alle proiezioni \ Roger Foschia

elementi scenici \ Luigina Tusini
grafica per le proiezioni \ Giulia Spanghero e Virginia Di Lazzaro
grafica \ Massimo Staich
fotografia \ Matteo De Stefano

consulenza e realizzazione sonora \ Massimo Toniutti, Alberto Novello, Giorgio Pacorig

una produzione Aria Teatro Pergine, CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia

patrocinato da Centro d’Accoglienza E. Balducci

 

“Domani non è una parola

domani è la speranza

non abbiamo che lei.

Usiamola

facciamola diventare occhi, mani, rabbia

e vinceremo la paura.”

Leonardo Zanier

 

La Ricerca

Il bene è l’unica fonte del sacro. Solo il bene e ciò che è relativo al bene è sacro.

Ci sono zone buie del cuore, quelle zone in cui risiedono paure a cui è sempre così difficile dare un nome. Lì si trova la fragilità; in quello spazio vuoto dove il nostro essere intero, integro, rischia di sgretolarsi, dividersi, frammentarsi, quando viene a contatto con un dolore troppo grande. In coloro che hanno subito troppi colpi, quella parte del cuore che grida per il male inflitto, sembra aver perso la fiducia, la luce, sembra morta. Ma non lo è mai del tutto. Semplicemente non può più gridare, è bloccata in un gemito sordo e ininterrotto. Occorre dunque uno spazio perché questo grido flebile e maldestro possa farsi udire. Occorre uno spazio in cui poter sperare.

C’è un disperato bisogno di sperare e parlare di Speranza. Sentire questa parola, vederla attuata in azioni concrete, cercarla, gridarla.

Mai come ora è tempo di Speranza, di abitare il Bene, di abitare il Sacro, in ogni momento del giorno, in ogni luogo del mondo, in ogni storia di uomo. E mai come ora è tempo di conoscere e far proprio il linguaggio evangelico, elaborarlo, allontanarlo dagli equivoci della religione patriarcale e lasciare che il senso profondo di quelle parole si faccia carne, diventi esempi reali, attraverso le storie degli uomini.

Decido di iniziare un percorso di ricerca parlando, prima di tutto, proprio con persone che vivono condizioni di vita particolari, al limite, in cui la Speranza sembra non esserci più. Parlo anche con due sacerdoti particolarmente lontani dall’istituzione Chiesa ma così straordinariamente vicini alle parole del Vangelo. Raccolgo nel corso dei mesi i pensieri di ognuno, le loro riflessioni. Incontro un ergastolano, in carcere ormai già da molti anni e inizio con lui un importante scambio di lettere. Lentamente comincia a delinearsi più chiaramente la struttura del lavoro sulle Beatitudini.

 

Lo Spettacolo

Lo spazio scenico è bianco. Il fondale è stropicciato come un foglio di carta stracciata. In proscenio, a terra, una zona consolle occupata da un dia proiettore, piccole aste per microfoni, un video proiettore, un ventilatore, giocattoli sonori, strumenti musicali, prismi. Poco più in là una dream machine (un giradischi con cilindro inciso da cui esce una luce che proietta nello spazio la parola “Speranza”).

Sono quattro i “quadri” che costruiscono il progetto con una parte iniziale, in cui Le Beatitudini vengono riportate in modo molto diretto alle persone. Non parlerei di prologo ma di un momento di accoglienza.

 

Una prima parte, senz’altro la più intima, più affettiva e personale è dedicata alla mia famiglia, a quelli che chiamo “gli umili e i puri di cuore”, raccontata non più dalle parole ma soltanto da immagini, suoni ed azioni evocative accompagnate da un “diario fotografico” proiettato sul fondo. Le grandi immagini dei miei cari vengono scomposte da prismi che creano riflessi nello spazio circostante e quello spazio si riempie di quelle presenze, della loro memoria, del loro vissuto.

 

Il secondo quadro è dedicato a quelli che “piangono e che verranno consolati” ed è un piccolo frammento della vita di Mario Vatta, uno straordinario uomo di fede che negli anni ha sempre vissuto in mezzo alla strada, tra gli ultimi, riuscendo a costruire una delle più belle comunità d’accoglienza nella città di Trieste. Per raccontare questo piccolo momento di vita, scelgo di lavorare con un disegno video che si compone durante la storia. I disegni a carboncino, sullo sfondo di un cielo bianco, danno forma ad un piccolo cimitero. L’ombra del corpo entra dentro il disegno dialogando costantemente con le immagini fino alla fine del quadro. Immagino Mario sulla tomba del padre, gli porta una rosa e gli racconta di ciò che gli è da poco accaduto; la perdita di uno dei ragazzi entrati nella comunità. Ancora un momento intimo e delicato, dunque. Un figlio che parla sulla tomba del padre per ritrovare un po’ di calma, di consolo, di luce dopo aver subito una perdita.

 

A condurci nel terzo quadro, quello successivo, è una sequenza fisica che porta un nuovo “Discorso della montagna” agli uomini, ma questa volta più rabbioso, più concitato, più urgente. E poi si entra nella terza parte dedicata ai “non violenti”F. è un ergastolano in carcere da 9 anni, rimasto latitante per 16. Ex boss di mafia. Da un anno ci scriviamo lettere. La sua figura non si vede, è in controluce. Sul fondo una diapositiva disegna delle sbarre. L’uomo parla. Parla di quello che vive ora dentro al carcere. Parla del tempo, il tempo della condanna che per un ergastolano è la vita stessa. Pertanto la condanna avrà fine solo quando avranno fine i suoi giorni. Parla di una condizione in cui è impossibile avere Speranza. Eppure anche in quella condizione, esiste. La Speranza è quella di trovare qualcosa lì dentro, che ancora permetta di sentire quelle emozioni che parevano cancellate. Per lui la Speranza è rappresentata dallo studio – imparare, conoscere, apprendere – e dalla musica classica, che porta la commozione in un cuore che sembrava morto. Parla di Ravel, del secondo movimento del Concerto in sol, e ne parla come se una musica così bella portasse con sé una possibilità e per un istante riuscisse a trasformare le sbarre in altro.

 

Così accade, durante queste parole, che un prisma davanti all’obbiettivo rompe l’immagine delle sbarre proiettando giochi di luce e un canto dolce, ci fa entrare nel quarto e ultimo quadro: quelli che hanno fame e sete di giustizia e i perseguitati a causa della giustizia”. La parola Speranza viene nuovamente proiettata nello spazio. L’immagine di partenza è arrivata come suggestione dopo aver letto le “Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea”. E dunque, a chiudere questo percorso, è la figura di una donna distesa a terra. Le sue mani stringono una rosa sul petto. Le parole che utilizza sono parole di Speranza, di Libertà, di Verità che parlano ad altre donne, agli uomini e ai giovani. Parole d’augurio. Parole di una memoria concreta che guarda avanti. E su questo ultimo saluto, il disco comincia a girare proiettando vorticosamente la parola “Speranza” nello spazio e suonando la musica di Ravel. Quel corpo a terra senza vita, rimane così per un po’ sulle note del Concerto in sol.

Sul fondo compare un grande sole giallo. La donna si alza e battendo i piedi corre a raggiungere quel raggio di sole che, ancora una volta, la può scaldare.

 

 

Il Processo – Il Senso

Raccogliere storie significa prendersi in carico la responsabilità verso le persone che s’incontrano. Significa prendersi il tempo per condividerle, abitarle, comprenderle, rispettarle, e trovare il modo delicato ed efficace per poterle riportare. A volte solo un linguaggio più legato alla poesia può accompagnare le vicende degli esseri umani ma è indispensabile un coinvolgimento empatico ed affettivo, da parte di chi cerca e raccoglie, altrimenti anche le più alte parole risultano vane. Queste quattro beatitudini sono attraversate anche da immagini che nascono direttamente sulla scena con un sistema di proiezione analogica così come la parte sonora. I materiali sono dunque il video e il suono ma l’integrazione tra i vari elementi è tale da amalgamare e confondere le prospettive. La luce e le molteplici proiezioni compongono il paesaggio visivo. I disegni che nascono e si dissolvono nel momento presente creano un continuo movimento e un continuo dialogo tra luce e buio e così anche il suono, prodotto da piccoli oggetti e dalla voce umana che a tratti utilizza microfoni e semplici effetti, diventa musica.

Ogni piccola parte di questo nuovo percorso viene trattata e assemblata con cura ed attenzione. Ogni elemento: la voce umana, il testo, le fotografie, gli strumenti costruiti per illuminare lo spazio, gli strumenti usati per costruire il suono, diventano elementi di composizione. Alla base c’è un sentimento di maggiore libertà nell’attuare un percorso narrativo per me nuovo e svincolato dalle forme più classiche del racconto. Resta l’attraversamento in ogni sua parte dell’esperienza, ma cambia il modo di relazionarsi a questo ricco materiale.

 

I Collaboratori al progetto

Hybrida

Il progetto Hybrida nasce nel 2003 presso il Centro Europeo di Arti e Comunicazioni  Contemporanee “L. Ceschia” di Tarcento (Udine) con l’intento di sviluppare in Friuli Venezia Giulia una realtà che impostasse la propria attività intorno allo studio e alla promozione della musica contemporanea (Elettroacustica, Elettronica, Jazz e il rock meno omologato) e delle moderne forme di espressione artistica. In tredici anni di attività ha intessuto rapporti con le più fertili realtà nazionali ed internazionali, favorendo la crescita culturale del territorio attraverso concerti, laboratori, conferenze e festival, e divenendo una delle realtà italiane di riferimento per gli artisti in tour di tutto il mondo. L’associazione, approfittando della posizione geografica strategica della regione e cogliendo al volo i fermenti della musica di questi anni, ha organizzato concerti per oltre 500 artisti. Hybrida, in collaborazione con altre associazioni locali, dà spazio a workshops e spettacoli teatrali e organizza inoltre cicli di proiezioni video dedicati a vari generi musicali e artisti contemporanei. Dal 2007 l’associazione ha iniziato anche a produrre con regolarità performances elaborate in tempo reale tramite proiettori di diapositive, computer, videoproiettori, strumenti autocostruiti e musica nel solco dei light shows degli anni ‘60. Hybrida è anche titolare dell’omonima etichetta discografica indipendente.

Hybrida Light Show è una performance eseguita dal vivo, concepita per immagini e musica. Scopo di HLS è quello di trasformare lo spazio per mezzo della luce, del colore e del suono.
HLS è una performance in grado di essere riprodotta in ogni tipologia di spazio; non è una performance costruita una volta per tutte, piuttosto, mutuando l’analogia dal linguaggio teatrale, è una sorta di canovaccio sensoriale, che si modifica in relazione al luogo ed al contesto. HLS è costruita a partire da tecnologie digitali ma si avvale al tempo stesso di metodi e tecniche legati alla tradizione degli spettacoli di luce degli anni ‘60 e ‘70, quali l’uso di proiettori di diapositive o ancora di fotografie e vecchie pellicole.

www.hybridaspace.org

 

Cosimo Miorelli – CZM (1986) è un illustratore e live-painter digitale. La sua ricerca artistica combina diversi strumenti narrativi, muovendosi tra illustrazione, fumetto, pittura e performance di live-storytelling realizzate in collaborazione con attori e musicisti.

CZM ha dipinto dal vivo contribuendo alla creazione di performance multimediali, reading poetici e spettacoli teatrali nell’ambito di eventi, festival e rassegne in Italia, Croazia, Slovenia, Austria, Germania, Danimarca e Portogallo. Ha collaborato, tra gli altri, con autori, musicisti, artisti e scenografi quali Stefano Benni, RAF, Vincenzo Vasi, Giorgio Pacorig, Luigi Cinque, Badara Sek, Loris Vescovo, Saba Anglana, Fernando Mota, Giovanni Maier, Stefano Bechini, Fabrizio Nocci, Ivan Bert, Gup Alcaro, Giorgio Mirto, Leo Virgili, Roberta Lena, Gigio Alberti, Roberto Zibetti e Susanna Boehm.

CZM lavora anche alla creazione di video animati per musei e film documentari ed occasionalmente tiene laboratori e dimostrazioni in scuole superiori e università.

I suoi libri illustrati sono editi in Italia da Grifo Edizioni/ Edizioni Di. Vive e lavora tra Berlino e l’Italia.

www.cosimomiorelli.com

 

 

Le Fonti

 

musica
In a land scape – John Cage
I’m blessed – Alberto Novello
Lulla bye – Matana Roberts
Concerto in Sol (secondo movimento) – Maurice Ravel

 

testi
La Bibbia di Gerusalemme (E.D.B. 1987)
Libers… di scugni là (Liberi di dover andare) – Leonardo Zanier (Tarantola Tovoschi 1972)
La persona e il sacro – Simone Weil (Adelphi 2012)
Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale – Simone Weil (Adelphi 1983)
Umanità di Dio – Pier Luigi Di Piazza (Centro di Accoglienza e promozione culturale Ernesto Balducci 2012)
O sensi miei… poesie dal 1948 al 1988 – David Maria Turoldo (Rizzoli 1990)
Il grande Male – David Maria Turoldo (Mondadori 1987)
Lo scandalo della Speranza – David Maria Turoldo (G.E.I. 1984)
Lettere Spirituali – Giuseppe Rensi (Adelphi 1987)
Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea – ET Saggi (Einaudi 2017)
Poesie contro la guerra – Allen Ginsberg (Ugo guanda Editore srl 1978)
In polvara e rosa – Novella Cantarutti (Arti grafiche friulane 1989)
La terra desolata – Thomas Stearns Eliot (Rizzoli 1982)

 

filmografia
Nostalghia – Andrej Tarkovskij 1983
Paris Texas – Wim Wenders 1984
Il Cielo sopra Berlino – Wim Wenders 1987
Miracolo a Milano – Vittorio De Sica 1951
Il Vangelo secondo Matteo – Pier Paolo Pasolini 1964

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